I Metalli nel Simbolismo  Alchemico

"Alchimia: scienza occulta del passato, spesso a carattere magico che tentò, fra l'altro,di trasformare i metalli meno pregiati in oro e di creare l'elisir di lunga vita mediante la pietra filosofale; da essa, per lenta evoluzione, è derivata la chimica" così i dizionari, sinteticamente, inquadrano l'alchimia ma l’obiettivo iniziale era la trasformazione dei metalli vili in oro.

Dipinto alchimista del Museo del Prado

(Dipinto della scuola fiamminga conservato nel Muso del Prado a Madrid)
Gli alchimisti ,secondo tradizioni discutibili, hanno trascorso gran parte della loro vita nel tentativo di carpire il segreto potere dei minerali e dei metalli. Zosimo di Panapolis, vissuto in Egitto nel 300 d.C., nei suoi scritti parla di angeli decaduti che rivelarono agli uomini i processi per trasmutare i metalli. Furono gli alchimisti greci a gettare la base dell’alchimia medioevale con l’introduzione di strumenti indispensabili come l’alambicco e di processi fondamentali come la distillazione e la sub
Strumenti alchemicilimazione. L’Ars magna, così veniva definita l’alchimia, aveva come principale obiettivo la realizzazione della favolosa pietra filosofale, il mitico materiale capace di trasformare qualunque altro materiale in oro se utilizzata come polvere. Usata invece sotto forma di olio  costituiva un "elisir di lunga vita". Alcuni  descrivono la pietra filosofale “pesante di colore grigio piombo, con tonalità bluastre e iridescenti.”altri la descrivono come “un cristallo diafano, di grande densità e con il colore del rubino.” Il processo per la realizzazione della pietra filosofale era naturalmente il segreto prezioso di ogni alchimista. Nella sua forma più semplice il processo alchemico consisteva nello sciogliere ripetutamente i diversi materiali in sali o acque, fondere e ridurre in crogioli, triturare,calcinare, mescolare, amalgamare nella speranza che in un giorno fortunato comparisse il tanto desiderato oro.(A destra immagine di strumenti usati dagli alchimisti e conservati nella erboristeria-farmacia di Santa Maria Novella a Firenze)

In Europa l’alchimia si affinò assumendo profonde implicazioni spirituali  anche se, naturalmente, comparvero ciarlatani e impostori.

Nel 1400, Paracelso  studiò e praticò l’alchimia, ed esercitò la professione di medico a Strasburgo e a Basilea e fu ben presto in contrasto con i medici dell’epoca perché proponeva terapie nuove basate sull’uso di medicamenti estratti dai minerali. Nel tentativo di ottenere nuove sostanze curative usava infatti triturare alcuni tipi di pietra come le Tectiti o “pietre del cielo”, pietre di colore verde scuro o blu scuro, impiegate oggi in gioielleria con il nome di Moldaviti.

moldavite

La moldavite fa parte di quegli oggetti «misteriosi» trovati dapprima in Boemia e in Moravia presso il fiume Moldava e, in seguito, scoperti anche in altre parti del mondo. In genere prendono il nome dal luogo di ritrovamento, ma tutti vanno sotto il termine di tectiti (dal greco tctos, fuso). La loro origine è controversa; si ritiene generalmente che si siano formati a seguito dell'impatto di meteoriti sulla superficie terrestre. Si presentano sotto forma di ciottoli scuri, neri o verdi, ricchi di vacuoli, striature con tracce di fusione, e sono molto ricercati sia per la loro misteriosa origine sia per l'impressionante età, determinata mediante raffinate tecniche strumentali. Le più antiche sono quelle dell' America settentrionale e avrebbero 34 milioni di anni, mentre le altre moldaviti risalirebbero a 15 milioni di anni fa. Dal punto di vista della composizione, le moldaviti non sono che vetri naturali i quali, una volta tagliati, non presentano differenza alcuna con i comuni vetri: appaiono quindi trasparenti, bollose con tracce di fusione.

Alcuni metalli sono stati nel passato utilizzati dagli alchimisti nel tentativo di ottenere l’oro, il più nobile dei metalli; ma quali le sostanze usate?

Antimonio  Nella tradizione alchemica è una sostanza che annulla tutti i veleni e ha qualità simili alla pietra filosofale. Per questo è anche denominata "pietra del fuoco", "acqua celeste" capace di liberare l’uomo dalle scorie materiali e innalzarlo spiritualmente. Rappresenta  la penultima tappa dell’alchimista nella ricerca dell’oro filosofale.

 Mercurio  Durante il medioevo gli alchimisti assegnarono a questo strano e per un certo verso misterioso metallo il nome di mercurio sia in riferimento astrologico all’omonimo pianeta sia in onore del dio Mercurio, il mitico messaggero degli dei. Gli alchimisti lo tenevano in grande considerazione perché ritenevano  che fosse l’elemento generatore di tutti gli altri metalli. Anche il grande Isaac Newton riteneva che il mercurio fosse la chiave della trasformazione.

zolfo e mercurio

"Sulphur et Mercurius-“ (simboli dello zolfo e del mercurio)  Nel simbolismo alchemico si trattava di due elementi primordiali che formavano una materia  costituita da un elemento in "combustione" e di uno "volatile" dotati di diverso grado di purezza e in un diverso rapporto di mescolanza tra loro. Cambiando il tipo e la quantità di zolfo si sarebbe potuto ottenere l’oro.
( A sinistra i simboli alchemici dello zolfo e del mercurio) 

 Piombo   Metallo pesante che simbolicamente rappresenta la materia dalla quale trarre l’energia spirituale che racchiude. Fu definito da Paracelso "l'acqua di tutti i metalli” e quindi la materia prima sulla quale  l’alchimista dovrebbe incominciare il suo lavoro. Per l'alchimia il piombo era molto affine all'oro e, in racconti leggendari, troviamo la descrizione di riuscite «trasmutazioni» del piombo fuso in oro: tale trasmutazione sta ad indicare  un processo di purificazione che porta l'uomo, in un primo momento vincolato alla Terra, a uno stato di spiritualità.

Anche l’orpimento  e il realgar venivano usati dagli alchimisti.  Nel vano tentativo di ottenere l'argento fondevano l'orpimento con il rame, ottenendo una lega di colore grigio che assomigliava vagamente al prezioso metallo. Il realgar, dagli alchimisti chiamato risigallo, veniva invece utilizzato a scopo prevalentemente medicamentoso.

 Rame  Si può trasformare il rame in argento? Per gli alchimisti sarebbe possibile secondo una ricetta che risale al III secolo d .C. Dovrebbero bastare 2 dracme di stagno, quattro di mercurio, due di terra di Chio. Si fa fondere lo stagno e vi si aggiunge la terra e il mercurio. Si stende poi l’amalgama sul rame e si inforna.
Il rame così stagnato aveva solo l’apparenza dell’argento, ma tanto bastava agli alchimisti.

Oro  L'espressione metallo nobile è presente nelle dottrine alchemiche e indica una valutazione morale dell'oro. Questo materiale luminoso e non soggetto all'ossidazione, nell'ambito spirituale dell'alchimia, on indica il metallo vero e proprio ma uno stadio più elevato dell'evoluzione spirituale. 

Ma gli alchimisti credevano veramente alla possibilità di realizzare un ELISIR capace di ridonare la giovinezza e la così detta PIETRA FILOSOFALE quale fonte di illimitate ricchezze o  le loro ricerche avevano  un significato allegorico.?: l’alchimia infatti rappresenta l’evoluzione umana da uno stato dove predomina la materia in uno stato spirituale; trasformare in oro i metalli equivale a trasformare l’uomo in puro spirito e le pietre, in particolare quelle preziose, sono considerate il simbolo di una trasformazione dall’opaco al luminoso e, in senso spirituale dalle tenebre alla luce, dall’imperfezione alla perfezione.(dal Dizionario dei simboli Rizzoli )


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